Le tecniche nelle stampe antiche sono da oramai molti decenni la metodologia seguita per dare una classificazione alle stampe antiche. Più precisamente si dovrebbe parlare di tecniche incisorie per le stampe antiche.
L'incisione a rilievo è la tecnica incisoria che per prima fu adoperata nella creazione di stampe antiche. Consiste nel trattare il materiale di supporto in maniera tale da asportare quelle parti che si desidera in fase di stampa siano bianche.
La xilografia di testa (o silografia di testa) è la variante, nell'incisione di legni per stampe antiche, alla datata e trascurata xilografia che si introdusse alla fine del Settecento, dandole nuovo vigore e interesse.
Le incisioni ad incavo annoverano le tecniche incisorie maggiormente diffuse e preferite per la creazione di stampe antiche.
Per ottenere delle incisioni ad incavo l'artista utilizzava una tavoletta in metallo, solitamente in rame oppure in zinco, e la lavorava al fine di ricavarne l'incisione.
Il bulino era una delle tecniche dirette delle incisioni ad incavo per stampe antiche. Più propriamente si dovrebbe parlare di incisione a bulino, essendo il bulino uno strumento, ma indicandolo si allude alla tecnica.
L'acquaforte è la regina delle tecniche indirette di incisione ad incavo per stampe antiche. Si basa sull'idea che ad incidere la lastra sia la corrosione di un acido e non la punta di uno strumento gestito direttamente dall'uomo.
Nell'acquaforte vi è una prima fase di preparazione del supporto.
L'acquatinta è una tecnica incisoria giovane, essendo stata inventata nella seconda metà del Settecento.
Il procedimento di creazione di una lastra all'acquatinta per stampe antiche ha similitudini con l'acquaforte, rientrando tra le tecniche d'incisione ad incavo, e prevede l'abbinamento con il bulino.
La litografia è una tecnica per le stampe antiche che rientra tra le stampe in piano; anzi la litografia ne è la principale rappresentante.
Si definivano stampe in piano poiché si prevedeva che l'inchiostro fosse né negli incavi, né nei rilievi, ma sulla superficie piatta del supporto, nella fattispecie una pietra calcarea da cui il termine "lito" (pietra) e "grafia" (scrittura). Inventata al lumicino del XVIII secolo, la litografia sfruttava l'incompatibilità dell'acqua con il grasso e la applicava in principio sui calcari estratti da cave bavaresi.
La cromolitografia come dice il nome stesso è semplicemente una litografia a colori. Le stampe antiche fino all'invenzione della cromolitografia andavano colorate a mano una per una o al massimo potevano contare su laboriose e costose tecniche che richiedevano la somma di più matrici ciascuna recante pigmenti diversi.
I processi fotomeccanici furono la soluzione alla necessità di avere alte tirature e costi bassi. Lo scotto da pagare fu la perdita di originalità, che con le stampe antiche ottenute tramite processi fotomeccanici venne meno.
La zincotipia rientrava tra i processi fotomeccanici a rilievo per la pubblicazione di stampe antiche. Il principale pregio della zincotipia risiedeva nella possibilità di stampare il supporto, che era una lastra di zinco come ricorda il termine stesso di zincotipia, con la macchina tipografica assieme ai caratteri di stampa. L'uso dello zinco era preferito al rame o all'ottone principalmente per il minore costo.
La fotoincisione si basa sulla caratteristica che la gelatina acquista, se mescolata con un sale, il bicromato di potassio, di sensibilizzarsi alla luce e ben più in fretta del bitume di giudea, diventando insolubile nell'acqua. Ci sono tutti gli elementi da sfruttare per avere una fotoincisione, ossia una lastra di rame incisa in incavo tramite un processo fotomeccanico da cui produrre stampe antiche.
La fototipia rientra tra i processi fotomeccanici in piano per stampe antiche. La si può trovare nominata collotipia o fotocollografia a dimostrazione del dedalo di termini usati per definire la medesima tecnica.
La fotolitografia apparteneva ai processi fotomeccanici in piano per riprodurre stampe antiche.
Erano due le metodologie seguite per arrivare ad una fotolitografia: nella prima l'immagine inchiostrata veniva trasferita da una carta per trasporti fotolitografici alla pietra; mentre nella seconda l'immagine veniva creata direttamente sullo zinco, preferito alla pietra, da cui il termine fotozincografia.
Il retino fu la soluzione più ingegnosa applicata ai negativi fotografici per ottenere una scomposizione della luce che permettesse di pubblicare stampe antiche fotomeccaniche dotate di mezzetinte, cioè di sfumature che portassero dallo scuro verso in chiaro.
La carta e le stampe antiche formano un tutt'uno. Quando ci si trovi davanti ad una stampa antica di cui non si abbiano informazioni, l'analisi della carta è il primo passo, principalmente se si voglia stabilire una datazione; dunque, la cognizione della maniera di fabbricare la carta antica si rivela utile ad approfondire la conoscenza delle stampe antiche.
La forma per la carta antica era una cornice in legno che racchiudeva una fitta rete di fili metallici atti a costituire un graticcio di scolo dell'acqua e di trattenimento di un sottile foglio di poltiglia di stracci macerati, che asciugato sarebbe divenuto il foglio di carta antica.
La carta per stampe antiche subì nei secoli una trasformazione nei suoi processi produttivi.
Dai tempi della sua comparsa e diffusione in Europa attraverso le porte della Spagna e dell'Italia tra il XII e XIII secolo, essa dovette competere con la pergamena, garantendone le medesime caratteristiche. Sbaragliato il campo, la carta arrivò all'apice qualitativo nel XV secolo, mantenendolo fino alla metà del seicento, quando si apportarono alcune modifiche produttive che nel tempo si rivelarono dannose per il degrado a cui sottoporranno i fogli, manifestato sotto forma di ingiallimento e di perdita di resistenza alla manipolazione.
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Il prossimo appuntamento sarà ad ottobre con l'edizione di autunno del Mercanteinfiera di Parma
Inseriremo ogni informazione nella pagina dedicata al Mercanteinfiera autunno 2026.


