Il Florilegium Amplissimum et Selectissimum di Emanuel Sweert, conosciuto anche col nome latinizzato in Swertius, è, tra le opere botaniche del primo Seicento olandese, quella a cui spetta particolare menzione.
Sweert era un floricoltore e commerciante di fiori attivo ad Amsterdam, città al principio del Seicento sempre più al centro dell'afflusso sui galeoni olandesi di piante esotiche sia dal Nuovo Mondo, sia dall'Asia orientale.
Più la forma o i colori dei fiori erano particolari, più le nuove essenze botaniche interessavano Principi, Sovrani, nobili e ricchi borghesi che facevano a gara nell'impreziosire i propri giardini, rendendoli motivo di vanto e prestigio sociale. Questo movimento spostò l'attenzione dai semplici con il loro studio in ambito medico tipico del secolo precedente, alle piante ornamentali, soprattutto alle bulbose tra le quali le regine divennero iris, gigli, narcisi, fritillarie (dette “corone imperiali”) e soprattutto tulipani, destinati ad attrarre un interesse spasmodico in pochi decenni.
Benché probabilmente non sia completamente corretta, essendo più plausibile un ingresso tramite i commerci, la tradizione vuole che i tulipani siano stati introdotti in Europa da Ogier Ghislin de Busbecq quando, trovandosi a Costantinopoli in qualità di ambasciatore per conto dell'Imperatore Ferdinando I d'Asburgo tra il 1554 ed il 1562, ebbe modo di ammirarli (nel 1558) e spedirne i primi bulbi a Vienna.
In realtà già nella primavera del 1559 Conrad Gessner descrisse e disegnò un primo tulipano rosso spuntato nel giardino di Johann Heinrich Herwart, magistrato di Augusta, che aveva avuto modo di vedere e che verrà illustrato nel De Hortis Germaniae Liber Recens nel 1561; il quale tulipano faceva il paio con uno giallo il cui disegno Gessner aveva ricevuto da Johann Kentmann, un amico studioso che aveva completato la sua formazione in Italia, passando anche per l'Orto botanico di Padova.
Saranno i primi di una infinità che invaderanno l'Europa in brevissimo tempo.
La passione per le essenze vegetali, possibilmente eccentriche e stravaganti, coinvolse nel Seicento tutta la società olandese ed europea, iniziando da chi era addentro al mondo botanico come gli studiosi o i floricoltori, per allargarsi ai cultori delle scienze naturali, ai nobili, ai pittori - con il diffondersi delle nature morte a soggetto floreale -, financo ai ricamatori che trovavano nei fiori un soggetto apprezzato e richiesto.
È in questa realtà favorevole alla sua professione che si trovava a lavorare Emanuel Sweert, nato a Zevenbergen nel Brabante settentrionale nel 1552.
All'età di sessant'anni in occasione della Fiera di Francoforte sul Meno a cui avrebbe partecipato, Sweert ebbe l'idea che lo affiderà ai posteri: approntare un catalogo che mostrasse agli acquirenti cosa sarebbe nato dai bulbi che portava in fiera o che teneva nel suo negozio di Amsterdam. In tal maniera nacque il Florilegium Amplissimum et Selectissimum.
Il volume è diviso in due parti: la prima più corposa rappresenta le specie bulbose come gladioli, giacinti, iris, gigli, narcisi, peonie ed ovviamente tulipani; la seconda si concentra sulle piante con radici diverse quali elleboro, canna, mughetto, crisantemo, oltre ad alcuni alberi profumati come il mirto e il ginepro. Nel complesso sono raffigurate 560 varietà vegetali, generalmente raggruppate per genere, distribuite in 110 stampe antiche. La parte di testo sulla corretta maniera di piantare e coltivare i fiori è ridotta all'essenziale, così come le annotazioni sulle singole piante che precisano, accanto al nome attribuito all'epoca, il colore dei fiori e null'altro.
A tutti gli effetti, dunque, come recita il titolo “Florilegium Amplissimum et Selectissimum”, l'opera dello Swertius rientra tra i florilegi, opere raffinatissime in cui le essenze botaniche vengono illustrate a piena pagina, mentre il testo scritto è praticamente inesistente o ridotto al nome e poco altro; essi pongono l'attenzione non più sugli aspetti utilitari delle piante e sul loro riconoscimento come negli erbari, ma sulle loro qualità decorative in particolare sulla bellezza del fiore.
È proprio nel XVII secolo che si stamparono meravigliosi florilegi tra i quali il più cospicuo è indubbiamente l'Hortus Eystettensis di Basilius Besler.
Non essendo uno stampatore, né un disegnatore o un incisore, Sweert nella preparazione delle tavole per il suo Florilegium Amplissimum et Selectissimum fece ampiamente riferimento ad altri due florilegi appena pubblicati: il Florilegium novum, hoc est: variorum maximeque rariorum Florum ac Plantarum singularium unà cum suis radicibus & cepis di Johann Theodor de Bry, stampato ad Oppenheim presso Francoforte nel 1611, e Le jardin du roy tres Chrestien Henri IV roy de France et de Navare dédié à la Royne di Jean Robin e Pierre Vallet edito a Parigi nel 1608.
Johann Theodor de Bry era figlio di Theodor de Bry, esponente di una famiglia ricca e ragguardevole di orafi ed incisori, quindi anche editori; egli aveva seguito il padre da Strasburgo, città natale, ad Anversa, a Londra, a Francoforte sul Meno pare per sfuggire alle persecuzioni religiose, anche se studi recenti sembrano sminuire questa causa.
Johann Theodor de Bry divenne meno noto come ideatore di soggetti rispetto al celebre padre, ma si segnalò come incisore, per taluni superando anche il genitore. Fu lui a disegnare ed intagliare molte delle lastre di fiori del “Florilegium novum” ed in effetti la qualità incisoria è eccelsa, l'insuperabile maestria per la quale de Bry era noto emerge prepotentemente, con una cura ed una costruzione delle linee con sfumature sottili che denotano la mano di un vero maestro.
Anch'egli per le tavole del suo “Florilegium novum” si era avvalso di quelle di Pierre Vallet, ma la sua capacità artistica dà all'intaglio un'anima assolutamente autentica ed autonoma.
Jean Robin era un farmacista francese, grande conoscitore di piante, in particolare dei semplici, la cui fama di botanico più celebre del suo tempo lo aveva portato alla corte di Enrico III e della sua anziana madre Caterina de' Medici, in qualità di direttore nella gestione dei giardini reali del Louvre, incarico che fu confermato dai successori Enrico IV e Luigi XIII.
È nell'ambiente reale che Robin conobbe il più giovane Pierre Vallet, pittore ed incisore, specializzatosi nei disegni di fiori utilizzati come modelli dai tessitori di arazzi, dalle ricamatrici per le dame di corte e dai pittori. La consorte di Enrico IV re di Francia, Maria de' Medici, la cui grande passione per i temi floreali aveva creato una moda, donna amante delle arti e grande mecenate, non poteva che accogliere sotto la sua protezione il Vallet.
Le jardin du roy tres Chrestien Henri IV nacque dall'accordo tra l'esperto Robin, a cui Linneo dedicherà il genere Robinia, che desiderava elogiare i giardini del Re ed indirettamente il suo lavoro, e il capace Vallet che doveva affrontare la parte artistica.
L'opera vuole esaltare i giardini reali del Louvre dove Jean Robin coltivava le nuove piante esotiche originarie delle isole al largo della Guinea in Africa occidentale, accanto a quelle provenienti dalla Spagna e dall'Europa meridionale.
Le jardin du roy tres Chrestien Henri IV ha pochissimo testo, limitato alla dedica alla Regina ed a poche note di botanica; i disegni delle piante in fiore sono straordinariamente precisi e fissano nuovi standard per l'illustrazione floreale, riscuotendo un notevole successo, tanto da essere ampiamente copiati ed adattati nel Seicento, come appunto fecero Johann Theodor de Bry nel suo Florilegium novum e Emanuel Sweert nel Florilegium Amplissimum et Selectissimum.
Tuttavia, le incisioni del de Bry non sono solo copie, hanno una grazia nell'uso del bulino che dimostra come egli si sia solo avvalso dei disegni di Pierre Vallet, creando un lavoro pienamente originale ed introducendo per primo la convenzione di ritrarre lo stelo inferiore con il bulbo o la radice accanto allo stelo superiore con il fiore reciso, al fine di riprodurre la grandezza naturale della pianta sulla pagina, intuizione che Swertius manterrà, trovandola di grande utilità pratica.
Tutti e tre questi florilegi conobbero riedizioni o sviluppi.
Dopo la prima del 1608, il lavoro di Jean Robin e Pierre Vallet ebbe una seconda edizione ampliata nel 1626 dedicata al nuovo Re Luigi XIII.
Il Florilegium Novum di Johann Theodor de Bry si rivelò un lavoro a fasi ed oggi è complicato descrivere una “copia ideale”, essendo gli esemplari in circolazione dissimili per numero e tipologia di tavole contenute, tuttavia possiamo dire che il volume del 1611 con 55 incisioni fu seguito da un secondo stampato nel 1613 che portava il totale a 79 lastre, che divennero 90 col volume del 1614 e 114 con quello del 1615. Per i lavori degli ultimi due volumi il de Bry fece affidamento anche alle immagini dell'Hortus Eystettensis di Basilius Besler del 1613 e dell'Hortus floridus di Crispijn de Passe del 1614.
Il Florilegium Amplissimum et Selectissimum di Emanuel Sweert conobbe una ristampa due anni dopo la prima nel 1614 ancora a Francoforte, mentre le altre edizioni, per le quali si parla di un vero florilegio e non più di un catalogo di vendita, furono stampate ad Amsterdam nel 1620, 1631, 1641, 1647 e 1655, a dimostrazione della popolarità che ebbe il suo lavoro.
Non si conoscono i nomi degli incisori delle lastre per il Florilegium Amplissimum et Selectissimum dello Sweert, ma poiché le incisioni della prima parte sono di qualità superiore a quelle della seconda, è probabile che nell'impresa fosse coinvolto più di un intagliatore. Nel complesso le tavole con le bulbose, che costituiscono la prima metà dell'opera e che maggiormente derivano dal lavoro del de Bry, non presentano la ricchezza di sfumature e la sinuosità nel tratto del maestro originario di Strasburgo, pur dimostrandosi ugualmente di ottimo livello. In effetti è pensabile che il florilegio dello Swertius sia stato prodotto in fretta per l'imminenza della fiera di Francoforte e con il pensiero alla clientela che lo avrebbe sfogliato.
Subito dopo il titolo, proseguendo la tradizione introdotta nel lontano 1542 da Leonhart Fuchs nel suo “De historia stirpium”, Sweert inserì il suo ritratto. Il botanico-floricoltore è raffigurato nel 1612 all'età di sessant'anni con un fiore nella sinistra e la destra appoggiata su un teschio con l'iscrizione “Vita Hominum Flos Est” che allude chiaramente alle vanitates ed al memento mori; in effetti in pittura nell'ambito delle nature morte, l'iconografia del fiore, bello e caduco, veniva associato spesso al tema della fugacità della vita.
Emanuel Sweert pare sia morto verso la fine del 1612.







