I primi erbari cinquecenteschi

Nella prima metà del Cinquecento vennero stampati una serie di erbari tanto innovativi da spazzare via la tradizione iconografica e testuale che si tramandava dai manoscritti medievali e perdurava fino ad allora nelle opere a stampa. Il successo e la conseguente diffusione dei loro contenuti furono sensibilmente agevolati dalle immagini appositamente preparate che ne accrescevano la godibilità estetica e l'applicazione nello studio.

erbario otto brunfels
La prima di queste opere botaniche apparve a Strasburgo nel 1530 in tre volumi col titolo Herbarum vivæ eicones ad opera del monaco riformato Otto Brunfels, il quale, se nello scrivere i testi dimostrò scarsa conoscenza diretta ed un legame ancora saldo con gli autori antichi, si rivelò rivoluzionario nello sviluppo dell'apparato iconografico affidato all'intraprendente Hans Weiditz, pittore di notevole capacità, uscito dalla scuola di Dürer, che preferì guardare direttamente la Natura piuttosto che aprire gli erbari del suo tempo.
Le piante sono raffigurate per lo più a tutta pagina, dimostrando l'importanza assunta rispetto al testo, ed in ogni loro parte, dalle radici al fusto, dalle foglie ai fiori ai frutti, talvolta con un tale realismo da disegnare foglie rotte o rovinate dagli insetti.
Se Brunfels è passato alla storia come uno dei tre padri della botanica rinascimentale tedesca, lo deve alla piega che il pittore Weiditz diede al lavoro, illustrando non solamente le piante officinali descritte dai classici, ma soprattutto le essenze che potevano affascinarlo artisticamente e che Brunfels avrebbe preferito cassare. Ne nacquero stampe ben fatte e molte di piante mai disegnate in precedenza, per descrivere le quali il dotto Brunfels dovette avvalersi anche delle conoscenze delle “vetulas expertissimas”, donne, a volte considerate vere e proprie streghe, la cui cultura botanica nata nelle tradizioni popolari era ampia.

Nei primi decenni del Cinquecento nei quali vedeva la luce l'erbario del Brunfels, vennero stampate altre due opere botaniche di fondamentale importanza: nel 1536 il De natura stirpium di Jean Ruel e nel 1539 il Kreüterbuch di Jeronymus Bock.

Jean Ruel fu un medico e filologo francese che scrisse una traduzione dal greco in latino del “De Materia Medica” del Dioscoride tanto apprezzata da divenire la trattazione di riferimento per numerosi commenti rinascimentali al Dioscoride, compreso quello del celeberrimo Pietro Andrea Mattioli.
Tuttavia è con il suo erbario De natura stirpium che Ruel entrò nella storia della botanica cinquecentesca. Vi descrive seicento specie vegetali, molte delle quali sconosciute agli antichi, basandosi certamente su Teofrasto, Plinio, Dioscoride, ma anche e soprattutto sulla sua esperienza sul campo come conoscitore delle essenze officinali. Nel suo erbario si ha un primo elenco di piante col nome volgare francese accanto a quello classico latino.

erbario jeronymus bock
Il De natura stirpium non ha un apparato iconografico come invece si trova a partire dalla seconda edizione del Kreüterbuch di Jeronymus Bock pubblicata nel 1546 a Strasburgo, dopo la prima del 1539.

Costui aveva conosciuto Otto Brunfels, divenendone amico e fornendogli notizie botaniche che ritroviamo nell'Herbarum vivæ eicones, ma a sua volta Brunfels, colpito dalle collezioni di Bock formate in anni di esperienza diretta con viaggi tra Ardenne, Svizzera e territori meridionali del Sacro Romano Impero, lo aveva incitato a scrivere un erbario che sarebbe divenuto la seconda in ordine di tempo opera botanica rinascimentale più importante.

Merito di Bock, la cui minor cultura e studi dei classici erano perfezionati da un'ampia competenza formatasi nella pratica, è di aver fatto emergere un abbozzo di concetto di classificazione, raggruppando le piante secondo criteri di somiglianza e non elencandole seguendo l'ordine alfabetico del nome greco, dividendole innanzi tutto tra erbe, arbusti ed alberi. Inoltre egli raccontò le piante con minuzia, soffermandosi su aspetti mai prima considerati come la corolla, gli stami, i pistilli dei fiori, piuttosto che la descrizione dell'intero ciclo di vita del vegetale e non del solo suo momento di fioritura.

L'editore Wendel Rihel al momento di procedere con la seconda edizione del Kreüterbuch decise di corredarla di immagini al fine di renderla più interessante sul mercato. A tal uopo vennero copiate in formato minore le xilografie degli erbari di Brunfels e Fuchs a corredo di un gran numero di illustrazioni botaniche nelle quali la pianta è inserita in una scena di genere o in fantasiose composizioni floreali. I disegni sono opera del valido illustratore tedesco David Kandel, la cui arte si ritrova nella celeberrima Cosmographiæ Universalis di Sebastian Münster dove numerose xilografie portano le sue iniziali DK tra cui il mappamondo.

L'erbario cinquecentesco di Leonhart Fuchs

erbario leonhart fuchs
La collaborazione stretta tra scienziato ed artista, così rilevante nell'erbario cinquecentesco di Otto Brunfels, diverrà un connubio abituale anche in altre opere del XVI secolo ad iniziare dal De historia stirpium di Leonhart Fuchs, stampato in latino a Basilea nel 1542 e tradotto in tedesco l'anno seguente.

L'erbario del Fuchs è considerato il terzo grande trattato di botanica rinascimentale non per i suoi contenuti scritti, invero abbastanza essenziali benché apportino correzioni e nuove conoscenze rispetto ai suoi contemporanei, quanto piuttosto per il suo apparato figurativo che risulta più importante del testo. In effetti per la prima volta le piante sono ritratte dal vero, rappresentandole in tutti i loro aspetti col massimo realismo, ma cercando di realizzare un disegno che raccolga le caratteristiche tipiche di quella specie e non le peculiari di quell'esemplare, come aveva fatto Hans Weiditz nell'Herbarum vivæ eicones di Otto Brunfels.
In effetti, per Fuchs era essenziale che vi fosse una rappresentazione realistica e designata esclusivamente per ciascuna delle piante da lui descritte, senza mai ricorrere all'uso di una stessa matrice per più di un'essenza vegetale.
Ne nasce una xilografia dove fiori, frutti e semi convivono, dove l'ombreggiatura è quasi del tutto bandita per non mascherare la forma naturale delle erbe. La linea di contorno è netta, sicura, flessuosa, creando un'incisione che si prestava ad essere colorata su richiesta, come in effetti oggi si può trovare.
Un lavoro così ben pensato e realizzato con notevole qualità e finezza è frutto della partecipazione di ben tre diversi artisti. Sotto la diretta supervisione del Fuchs, il pittore Albrecht Meyer ritraeva le erbe dal vero; Heinrich Füllmaurer aveva il compito di trasportare i disegni sulla matrice lignea che il migliore intagliatore di Strasburgo Veyt Rudolff Speckle incideva.
A conclusione dell'erbario De historia stirpium appaiono i ritratti di questi tre artisti vestiti in abiti dottorali: il Meyer è impegnato a ritrarre una pianta recisa in fiore contenuta in un piccolo vaso; accanto a lui Füllmaurer è concentrato nel trasferire il disegno sul blocco di legno di pero; in basso appare Speckle con una sgorbia in mano pronto ad intagliare il blocco disegnato.
Fuchs volle anche un suo ritratto, collocato ad inizio dell'opera, e sarebbe stata questa un'usanza che si sarebbe perpetuata spesso negli erbari cinquecenteschi ed oltre, divenendo una consuetudine in molte opere scientifiche.

rovo leonhart fuchs
La fortuna delle immagini contenute nel De historia stirpium del Fuchs fu enorme. Vennero copiate nel Kreüterbuch di Jeronymus Bock nel 1546; vennero riprese nel A new herball dell'inglese William Turner nel 1551 e nella Historia Plantarum universalis di Jean Bauhin del 1650. Le matrici furono acquistate e riutilizzate nel 1554 dall'editore Jan van der Loë nel Crüijdeboeck di Rembert Dodoens (studi più recenti evidenzierebbero come le stampe antiche del Crüijdeboeck derivino da matrici diverse, intagliate copiando con molta attenzione quelle adoperate per il De historia stirpium; ciò conferma ulteriormente l'importanza dell'erbario del Fuchs) ed incredibilmente nel 1774 un centinaio dei legni originali furono stampati nel Anleitung zu der Pflanzenkenntnis del medico svizzero Salomon Schinz.

Ma soprattutto le stampe dell'erbario del Fuchs crearono la convenzione di raffigurare la pianta intera, dalle radici al fusto, alle foglie, ai fiori, ai frutti, sempre nel momento del massimo fulgore e bisognerà attendere il pieno XVIII secolo affinché si affermi un'iconografia differente fatta di minuti particolari e di sezioni del fiore.


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