L'ITALIA Dedicata al m.r.p. gio andrea massa

carta geografica italia petrini
  • Autore: Paolo Petrini
  • Epoca: 1700
  • Misure: 54 x 44,1 cm l'incisione; 71,2 x 48,6 cm il foglio
  • Prezzo: 1500 euro
  • Codice: (208)

Carta geografica antica dell'Italia della massima rarità, incisa da Antonius Dözel e stampata nel 1700 a Napoli da Paolo Petrini nella sede di San Biagio dei librai, quindi raccolta all'interno dell'Atlante Partenopeo, opera che riunisce le carte geografiche del Petrini.

Come si specifica alla base della cartella col titolo, il disegno fu fatto avvalendosi della descrizione dell'Italia di Guillaume Sanson, figlio del celebre Nicolas, come il padre divenuto geografo ufficiale di Re Luigi XIV, ma privo delle abilità paterne.
Purtuttavia, gli elementi della carta dimostrano una derivazione dalla “Italia Nuova” del Magini del 1608; tra questi i più evidenti sono la forma ovale della Sardegna, la strozzatura dello stivale tra Roma e Napoli, la presenza del fantasioso Monte Sardo nel golfo di Taranto, isola inserita dal Magini nella sua carta d'Italia del 1608, cancellata nel suo Regno di Napoli stampato nel 1620, ma destinata ad apparire in numerosi lavori cartografici per circa due secoli a dimostrazione di come quei pochi anni di circolazione poterono più della sua rettifica.
Rispetto al modello sansoniano, eventuali nomi in francese sono posti in italiano e vengono meglio specificati i mari, ad esempio con l'aggiunta del mare di Provenza, di Napoli, di Sardegna.

Petrini dedica questa carta geografica d'Italia a Giovanni Andrea Massa “Della Comp.a di GESU' Professore già di Filosofia e Teologia nelle più Celebri Accademie di Sicilia Adesso Rettore del Coll.o di Messina” come è possibile leggere all'interno del cartiglio del titolo. L'illustre gesuita fu rettore del collegio di Messina dal 1696, periodo nel quale sono collocati i disegni cartografici del Petrini, e non stupisce che il napoletano abbia pensato al Massa, uomo che deve aver incontrato nel 1702 quando quello si recò a Napoli per seguire la pubblicazione di suoi lavori.

Nello studio del Borri dedicato alle carte d'Italia, questa del Petrini appare in uno stato differente, elencata come 119A. Viene considerata una variante della mappa della Penisola di Nicolas Sanson del 1665, ignorando sia del Petrini in quanto l'esemplare studiato ha l'attribuzione abrasa o non ancora incisa, tranne che per la lettera “e” che introduce la paternità, benché riporti la data del 1700.
Non possiamo dire se si tratti di un primo stato oppure di un ultimo posteriore al 1780, anno nel quale la carta venne ristampata, immutata, se non nella datazione modificata al 1780.
Ciò dimostra la assoluta rarità di questa carta geografica d'Italia, come di tutti i lavori del Petrini, sulla quale gli studi sono difficoltosi e gli approfondimenti ancora necessari.

Esemplare con inchiostratura decisa ed antica coloritura dell'epoca, sbiadita nei toni del giallo che segnavano i confini della Repubblica di Venezia, del Piemonte e del Regno di Napoli. I margini sono ampi ed integri; la piega editoriale sana grazie ad un intervento di restauro professionale che ha sanato una lacerazione che dal nord della Sicilia proseguiva nel Tirreno, visibile controluce. Percepibili anche non solo controluce sono alcuni lavori di tarlo, sempre restaurati. Il più evidente è posto a cavallo della piega editoriale, a sud di Roma ed ha parzialmente mangiato la scritta “Isola di Ponza”; altri si trovano nell'isola di Curzola nella Dalmazia meridionale; un terzo è nel margine bianco di destra in basso.

Le informazioni sulla biografia di Paolo Petrini sono molto scarne; si sa che fu attivo a Napoli nel periodo compreso tra il 1692 ed il 1748 prima come incisore di soggetti pittorici e di ritratti di illustri napoletani, quindi come piccolo editore e libraio nel 1713 con un volume sulle facciate delle chiese più cospicue di Napoli e nel 1718 con uno sulle facciate dei palazzi napoletani. Sua è una grande ed importante veduta prospettica di Napoli, che susciterà viva eco nell'editoria straniera, pubblicata una prima volta nel 1698, quindi riproposta nel 1718 e con modifiche nel 1748.
L'Atlante Partenopeo ovvero Raccolte di tavole geografiche degli autori più classici et accurati corrette et aumentate secondo le relationi più moderne si può indicare come il suo progetto più travagliato che si trascinerà per decenni, forse senza giungere ad una versione definitiva giacché non se ne conosce un indice a stampa, né tantomeno una datazione. Nacque come raccolta delle svariate decine di carte geografiche che il Petrini aveva delineato nell'ultimo decennio del seicento e che furono edite a Napoli ad iniziare dal 1700 dapprima come fogli sciolti, quindi raccolti in atlante che l'Almagià data al 1735 circa.
La diffusione delle carte prima e dell'atlante poi fu ristretta all'ambito del Regno di Napoli, da cui deriva oggi la assoluta rarità, e non godette di quel successo che avrebbe meritato. In effetti, il lavoro cartografico del Petrini è chiaramente debitore delle mappe di altri autorevolissimi cartografi a lui precedenti come i Sanson o contemporanei come il De Fer e, per le carte del sud Italia, il Magini attraverso il lavoro di Cantelli da Vignola, tuttavia egli apportò con uno stile personale alcune integrazioni e aggiornamenti.

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