- Autore: Paolo Petrini
- Epoca: 1748
- Misure: 115,3 x 50,2 cm l'incisione; 118,4 x 58,8 cm l'insieme dei fogli
- Prezzo: 3500 euro
- Codice: (490)
Monumentale stampa antica di Napoli, ultimo esempio di sintesi espressiva tra vedutismo e cartografia planimetrica, disegnata con grande attenzione dal napoletano Paolo Petrini, in questo nostro esemplare pubblicata nella città Partenopea il 14 febbraio 1748 col titolo “Pianta ed alzata della città di Napoli”.
Petrini nel 1698 aveva licenziato una analoga veduta di Napoli “adornata da vintuno vedute delle più belle fabbriche, fortezze e strade di essa” già col titolo “Pianta ed alzata della città di Napoli”; con il medesimo punto di osservazione sopraelevato e frontale al Maschio Angioino, ma senza le vedute e quindi ingrandendo Napoli, nel 1718 aveva pubblicato un aggiornamento di cui l'edizione del 1748 costituisce la seconda ed ultima edizione.
Stampata su tre fogli editorialmente uniti, la pianta in alzato è dedicata al conte Giovanni Vinceslao di Gallasso (Johann Wenzel von Gallas), potente personaggio della corte di Vienna, militare e diplomatico che per pochi giorni dal 4 luglio, fino alla morte per colera avvenuta il 25 luglio 1719, fu Viceré di Napoli.
Nel 1748 le esperienze dei Viceré si erano chiuse da quattro anni, tanto che Petrini non sentì l'esigenza di reincidere la dedica a favore di altri nobili, lasciandola intestata a Giovanni Vinceslao di Gallasso, defunto da trent'anni.
Essendo napoletano, la visione che Petrini ci offre di Napoli è della massima precisione e costituisce un raffinato e dettagliato documento cartografico che avrà seguito nel XVIII secolo, divenendo il modello iconografico della città partenopea, ad esempio per la grande veduta di Pierre Mortier o per le celebri produzioni di Homann e dei suoi eredi.
La visione spazia da Posillipo, con i campi Flegrei alle spalle, al ponte della Maddalena; è dominata dall'eremo di Camaldoli e dal castel Sant'Elmo, con la linea collinare che culmina a Capodimonte per poi declinare verso Poggioreale.
Le zone in primo piano sono riproporzionate, soprattutto Santa Lucia e Castelnuovo, e ridisegnate con maggiore precisione nel Palazzo del Viceré; con esattezza appaiono le scacchiere dei Quartieri e quella più antica del centro, le vie Medina di Monteoliveto e Ribera, con la fontana del Reuccio, il mandracchio con il nuovo porto piccolo vigilato dal faro e il castello dell'Ovo rifatto in seguito ad una distruttiva mareggiata; sono aggiunti l'alberatura al bastione delle crocelle al Chiatamonte, il prolungamento del molo grande oltre il fortino, la nuova darsena presso la torre di San Vincenzo. Precisazioni e migliorie che solo il napoletano Petrini poteva conoscere e riportare, trasformando questa magnifica stampa antica in un documento senza pari.
Sparpagliati per tutta la pianta vi sono 149 rimandi numerici e 23 letterali che hanno nel basso, ai lati del titolo “Pianta ed alzata della città di Napoli”, la legenda.
Oltre ad essere una memoria della Napoli del primo settecento, la stampa antica è un saggio di artistica eleganza. La pomposa dedica occupa ben un quarto di tutto il foglio di sinistra, sormontata dallo stemma della famiglia von Gallas circondato da trombe di gloria. Dai lati fanno capolino due cornucopie, verso una delle quali due sirene, emergendo dai flutti, si protendono. Nell'angolo inferiore è posta quella che potrebbe essere l'allegoria del Danubio, in omaggio alle terre natie del conte Giovanni Vinceslao di Gallasso, intenta a leggere l'ossequiosa e lunga dedica.
Il titolo “Pianta ed alzata della città di Napoli Fatta con ogni effatezza novamente data alla luce” è posto al centro in basso tra figure femminili alate e con corpo di serpente attorcigliato su cornucopie.
Il mare antistante Napoli è animato da una infinità di navi a vela e a remi, allusione evidente alla vivacità ed importanza del porto per la città e tutto il suo Regno.
Osservando dal fronte, la conservazione dei tre fogli, uniti editorialmente all'epoca, pare ottima e con una inchiostratura decisa, fatto salvo nel punto di giunzione tra il foglio centrale e quello di destra. Controllando controluce nel retro, si evidenziano alcuni interventi di restauro, molto ben eseguiti, che hanno posto rimedio al alcune mende secondarie.
Sono state chiuse due lacerazioni che entravano nell'inciso nel foglio di sinistra, una all'altezza di Posillipo, proseguendo nel mare poco oltre la fine del nome, l'altra nel cartiglio, tagliando le punte delle palme e correndo sotto al nome “Gio. Vinceslao di Gallasso”; il margine inferiore bianco del medesimo foglio ha due trascurabili integrazioni a ridosso del bordo. La piega editoriale del foglio di destra è stata rinforzata, chiudendo altresì millimetriche ed occasionali perdite di carta. Date le grandi dimensioni, l'esemplare fu piegato nella parte superiore e, controluce lungo tale piega orizzontale, si osservano alcune mancanze di carta molto occasionali e di dimensioni sempre trascurabili. L'inizio di questa piega si intuisce nel mare all'altezza di Pozzuoli.
Inseriamo gli ingrandimenti di ciascun foglio di questa fondamentale stampa antica con la pianta ed alzata della città di Napoli del Petrini:




