- Autore: Petrus Keschedt
- Epoca: 1597
- Misure: 17,8 x 13,7 cm l'incisione; 22,7 x 16,8 cm il foglio
- Prezzo: 650 euro
- Codice: (429)
Notevolissimo mappamondo antico intitolato “Universi Orbis descriptio” tratto dall'edizione stampata a Colonia con testo di Giovanni Antonio Magini da Petrus Keschedt nel 1597 della “Geographia” di Tolomeo curata per la prima volta dall'italiano a Venezia l'anno precedente.
La Geographiae Universae tum veteris, tum novae absolutissimum opus di Petrus Keschedt rimane a tutti gli effetti un'edizione pirata, ossia non autorizzata da Magini, all'epoca professore di matematica all'università di Bologna ed agli albori di quell'immenso lavoro di delineazione dei territori italiani che lo renderà celebre. In effetti, sappiamo che il sommo cartografo fiammingo Ortelius, che aveva rapporti epistolari con Magini, scrisse all'italiano avvisandolo della contraffazione dello Keschedt, il quale se non ritirò certamente i volumi già stampati, almeno si astenne da proseguire le edizioni, quantomeno fino al 1608.
La pubblicazione di Colonia della “Geographia” di Tolomeo non solo riproponeva i testi del Magini, ma anche le carte geografiche che l'abile Girolamo Porro aveva appositamente inciso; solo un minuzioso confronto svela impercettibili differenze tra gli originali e le copie tedesche. Nel caso del mappamondo, la più immediata ed evidente è la dimenticanza di una “n” in “Terra incognita” posta sopra al nord America.
Il disegno della Terra ricalca il mappamondo che Ortelio aveva disegnato nel 1570, ignorando la versione aggiornata che il cartografo di Anversa aveva messo in circolazione dal 1592, riprendendone anche la proiezione ovale e riducendolo nel formato in-8° senza perdere leggibilità grazie alla fine incisione ed una accurato utilizzo degli spazi, tanto da riuscire a riportare le note descrittive che arricchiscono il grande mappamondo orteliano.
L'Universi Orbis descriptio è contraddistinto dalle due masse polari e dalla forma ovaleggiante del sud America.
L'Artide è descritto secondo il disegno di Mercatore, diviso in quattro macro isole, e chiaramente prevede l'esistenza del passaggio a nord-ovest, oltre a quello verso nord-est, mentre l'Antartide, chiamato “Terra australis nondum cognita” copre una vastissima area che comprende la Terra del Fuoco e l'Australia. In effetti, si riteneva che, essendoci nell'emisfero settentrionale più terre emerse di quante ve ne fossero di conosciute in quello meridionale, dovesse esistere una imponente massa utile a riequilibrare le proporzioni tra le due metà della Terra. Questo gigantesco continente, di cui anche Marco Polo aveva fatto cenno raccontando del suo viaggio in Oriente, è presente nei mappamondi del XVI e di parte del XVII secolo; sarà lungamente cercato, tanto che l'obiettivo del secondo viaggio di James Cook del 1772 diverrà proprio la ricerca del mitico continente per dirimere la vexata questio.
In nord America manca la Baia di Hudson e tutti i grandi laghi; in oriente il Giappone ha un'improbabile forma; a sud dell'Islanda appare la mitica Frisland, isola inesistente certificata da Mercatore che resisterà per decenni nelle carte geografiche al pari dell'isola di Tazata, visibile sopra la Siberia, di cui parlò già Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.
Oltre l'ovale dell'Universi Orbis descriptio sono inseriti sei volti soffianti su otto totali, essendo i due relativi ad Oriente ed Occidente visibili unicamente per la parte finale del soffio. Indicano i punti cardinali di una rosa dei venti ad otto punte secondo la piacevole grafica in uso al tempo e che verrà adoperata anche nel secolo seguente.
Esemplare molto ben conservato; foglio croccante e sano; inchiostratura nitida. Traspare lievemente parte del testo dal recto del foglio.

