- Autore: Antonio Zatta e Giuseppe Remondini
- Epoca: 1799
- Misure: 70,6 x 51,7 cm il foglio
- Prezzo: venduto
Mappamondo antico di grande dimensione, con coloritura strettamente originale dell'epoca, reso particolarmente interessante dalla firma che lo accompagna dietro la quale si celerebbe un estremo tentativo di rilancio di due case editoriali in crisi.
Nel bellissimo cartiglio in alto si legge il titolo in francese “Mappemonde ou Déscription du globe terrestre dressée sur les memoires les plus nouveaux […] par Robert de Vaugondy et corrigée par Lamarche”, mentre nel basso si precisa come la carta geografica sia stata pubblicata a Venezia “chez la Societé Calcographique” nel 1799.
Venezia, con l'arrivo di Napoleone e la caduta della Serenissima nel 1797, stava attraversando un profondo periodo di crisi in risposta al quale la casa editrice Zatta, guidata da Antonio, all'epoca quasi ottantenne, e quella di Giuseppe Remondini, di venticinque anni più giovane, a lungo avverse e concorrenti, si sarebbero consorziate nella “Societé Calcographique”, un progetto di carattere cartografico che, tuttavia, non approdò mai ad un risultato ultimo.
Questo mappamondo e una carta dell'Asia sono le sole mappe ove appaia l'indicazione “chez la Societé Calcographique” di circa una sessantina di carte geografiche che le si possono attribuire. Non vennero stampate con l'intento di raccoglierle in un progetto di atlante definito, ma più facilmente sciolte o riunite in raccolte improvvisate ed in effetti appaiono sul mercato antiquario sporadicamente, venendo dagli addetti ai lavori definite “Zattone”, ossia grande Zatta, in contrapposizione alle più comuni e piccole carte geografiche edite da Antonio Zatta nel suo “Atlante Novissimo“ degli anni 1779-1785.
Lo stile grafico e l'uso editoriale del colore di questo mappamondo rimandano inconfutabilmente alla produzione di Antonio Zatta, mentre la fonte cartografica come recita il titolo “Mappemonde ou Déscription du globe terrestre dressée sur les memoires les plus nouveaux […] par Robert de Vaugondy et corrigée par Lamarche” sarebbe rappresentata dalla mappa del Mondo dei Vaugondy, Gilles (1688-1766) con il figlio Didier (1723-1786), notevolmente aggiornata da Charles François Delamarche (1740-1817), capace loro erede.
Giuseppe Remondini era in possesso delle lastre usate per il suo “Atlas Universel” del 1784, il cui mappamondo, pur essendo basato sullo Janvier, ricorda molto più questo esemplare di quanto non faccia l'analogo del Vaugondy, soprattutto nella disposizione delle scritte, mentre geograficamente le migliorie del Delamarche sono evidenti.
Nel cartiglio inferiore si indica “Routes et Découvertes des celebres Capitaines Cook, Sandwich, et Meares qui ont fait plusieurs fois le tour du Monde, et d'autres navigateurs de leur suite”. Poiché oltre alle rotte di Cook e Meares non ve ne sono altre, si può ritenere che, almeno in quest'ambito, il lavoro non sia stato finito.
Effettivamente, dei tre viaggi del capitano Cook è disegnato solo il primo, svoltosi tra il 1768 ed il 1771, navigando verso ovest dall'Inghilterra a Tahiti, doppiando Capo Horn, quindi veleggiando attorno alle isole della Nuova Zelanda prima di risalire la inesplorata costa australiana e, attraverso lo stretto di Torres, entrare nell'oceano Indiano per tornare nel 1771 in patria.
Nel Pacifico settentrionale sono tracciate insolitamente le rotte delle due navi, la “Efigenie” e la “Felice”, del capitano John Meares il quale nel 1788 guidò una spedizione commerciale da Canton all'isola di Vancouver per l'acquisto di pellicce, rientrando attraverso le Hawaii, all'epoca ancora indicate come isole Sandwich, nello stesso anno con la “Felice”, mentre la “Efigenie” attese la primavera successiva per riprendere il mare verso l'Asia.
Se le informazioni sui viaggi sono datate al 1789, il disegno delle terre emerse è aggiornato alle ultime scoperte, comprese quelle legate al terzo viaggio di Cook, e si avvale per i territori dei nascenti Stati Uniti delle mappe già pubblicate dallo Zatta nel 1778, nonché si rivela ricca di toponimi nella Nuova Zelanda di cui lo stesso aveva licenziato una precisa descrizione nello stesso anno.
Per contro, la forma del Giappone si presenta molto imprecisa, così come la linea di costa dell'Australia resta indefinita ed ancora fusa con la Tasmania.
La maniera di raffigurare la Terra è quella classica a due emisferi coronati da un vistoso cartiglio architettonico sormontato da simboli delle Arti ed un ovale cinto di alloro ove avrebbe potuto essere inserito un volto umano, simbolo della Ragione, che con i suoi raggi illumina il mondo. Ai lati si slanciano sovrabbondanti fronde e rami.
L'incavo inferiore è occupato dalle spiegazioni delle rotte e dal luogo di stampa, data e firma della “Societé Calcographique”; tutto collocato in una fantasiosa cornice dietro la quale spuntano coloratissimi fiori e strumenti di misurazione.
Grazie ad un intervento di restauro che ha ricostruito i due angoli bianchi inferiori ed ha rinforzato la piega editoriale, il foglio appare egregiamente conservato, con i colori dell'epoca accesi e brillanti. La carta è ancora vergellata e con visibile la filigrana.
Inseriamo gli ingrandimenti della parte incisa del "Mappemonde ou Déscription du globe terrestre dressée sur les memoires les plus nouveaux" di Zatta e Remondini:



