PROVINCIE DI BASILICATA E TERRA DI BARI

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  • Autore: Paolo Petrini
  • Epoca: 1735 ca.
  • Misure: 54 x 43 cm l'incisione; 71 x 49 cm il foglio
  • Prezzo: venduto

Carta geografica della più assoluta rarità dedicata alle “Provincie di Basilicata e Terra di Bari” disegnata dal napoletano Paolo Petrini nel primo settecento, quindi edita dapprima come foglio sciolto ed in seguito raccolta nell'Atlante Partenopeo, progetto più travagliato del Petrini che si trascinerà per decenni, forse senza giungere ad una versione definitiva, giacché non se ne conosce un indice a stampa, né tantomeno una datazione sicura che l'Almagià ipotizza verso il 1735.

Il territorio descritto copre tutta la Basilicata e la Terra di Bari, ossia quella parte della Puglia compresa tra la foce dell'Ofanto e Torre Canne lungo la costa e tra Minervino ed Altamura nell'interno, solo in parte corrispondente alla attuale provincia.

Nel cartiglio dopo il titolo “Provincie di Basilicata e Terra di Bari” il Petrini specifica come la sua carta geografica discenda dalla analoga di Antonio Magini, risalente ai primi del seicento, con le aggiunte secondo le conoscenze più attuali. Tuttavia, la mappa si rivela essere un gemello di quella stampata a Roma da Domenico de Rossi nel 1714, il quale, riportando il medesimo titolo, dichiara già egli stesso di essersi avvalso del lavoro del Magini e di averlo aggiornato.

Il Petrini la riprende con totale fedeltà sia nell'orografia, sia nell'idrografia, sia nel numero e qualità dei centri indicati. Anche il cartiglio posto nel Golfo di Taranto ricalca negli elementi fitomorfi quello del De Rossi con la sola variazione dell'aggiunta dei tre stemmi, di cui i due in basso sono completi ed illustrano con la testa d'aquila l'antico stemma della Basilicata e con il pastorale quello della Terra di Bari. È rimasto invece vuoto quello in alto, ragionevolmente destinato alle insegne del Regno di Napoli, così come lo spazio dopo il titolo “Provincie di Basilicata e Terra di Bari gia delineate dal Magini e nuovamente ampliate secondo lo stato presente” non riporta alcuna dedica come invece possiamo leggere della carta geografica del De Rossi.

Notevolmente diverso tra le due mappe è lo stile incisorio, in quella del Petrini forse riconducibile al napoletano Francesco Sesone. In effetti, la sensazione è di un lavoro meno professionale e rigoroso, ma per questo più genuino. Ad esempio, la lastra è intagliata con segni decisi e poco sfumati; i toponimi sono incisi senza le linee di supporto divenendo irregolari nelle spaziature, nell'allineamento e nelle dimensioni.
Tuttavia, se le mappe edite dai De Rossi a Roma sono oggi relativamente comuni in quanto frutto di un lavoro ufficiale più volte edito, quelle del Petrini, invece, sono della massima rarità, quasi fossero rimaste incomplete, figlie della passione del suo autore, senza una organizzazione meticolosa per la loro diffusione.

Curiosamente troviamo tracciata la strada che scende lungo la costa Tirrenica, con una deviazione verso Policastro, e che attraversa brevemente la Basilicata. Il segno non è da incisione, ma è una aggiunta manoscritta coeva all'incisione, come testimonia la coloritura in giallo dell'arteria armonica al colore di tutta la mappa, che vide oltretutto una correzione nel tracciato all'altezza dell'ingresso in Calabria che da retto, scavalcando le montagne, viene fatto passare con un arco più ad est per una zona pianeggiante.

Foglio molto buono, da collezione, della massima bellezza e con introvabile antica coloritura originale. Margini verticali ampi ed integri; orizzontali più contenuti e sciupati nel lembi estremi con qualche corto strappo. Carta vergellata di buona qualità, leggermente arrossata, con una piccola macchia di colore nel margini sinistro ed un alone negli angoli bassi.

Le informazioni sulla biografia sul Petrini sono molto scarne; si sa che fu attivo a Napoli nel periodo compreso tra il 1692 ed il 1748 prima come incisore di soggetti pittorici e di ritratti di illustri napoletani, quindi come piccolo editore e libraio nel 1713 con un volume sulle facciate delle chiese più cospicue di Napoli e nel 1718 con uno sulle facciate dei palazzi napoletani. Sua è una grande ed importante veduta prospettica di Napoli, che susciterà viva eco nell'editoria straniera, pubblicata una prima volta nel 1698, quindi riproposta nel 1718 e con modifiche nel 1748.

L'Atlante Partenopeo ovvero Raccolte di tavole geografiche degli autori più classici et accurati corrette et aumentate secondo le relazioni più moderne nacque come raccolta delle svariate decine di carte geografiche che il Petrini aveva delineato nell'ultimo decennio del seicento e che furono edite a Napoli ad iniziare dal 1700 dapprima come fogli sciolti, quindi raccolti in atlante. La diffusione delle carte prima e dell'atlante poi fu ristretta all'ambito del Regno di Napoli, da cui deriva oggi la assoluta rarità, e non godette di quel successo che avrebbe meritato. In effetti, il lavoro cartografico del Petrini è chiaramente debitore delle mappe di altri autorevolissimi cartografi a lui precedenti come i Sanson o contemporanei come il De Fer e, per le carte del sud Italia, il Magini attraverso il lavoro di Cantelli da Vignola, tuttavia egli apportò con uno stile personale alcune integrazioni come l'inserimento delle strade e gli aggiornamenti nella toponomastica.

Inseriamo due ingrandimenti della bella carta geografica con le provincie di Basilicata e Terra di Bari di Paolo Petrini:

carta geografica provincie basilicata terra bari petrini

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