Bononia vetustissima musarum sedes, omniumque artium ac scientiarum vera mater et altrix.

stampa antica bononia merian
  • Autore: Matthäus Merian
  • Epoca: 1640
  • Misure: 37,9 x 25,7 cm l'incisione; 41,2 x33,8 cm il foglio
  • Prezzo: venduto

Stampa antica di Bologna di straordinaria bellezza edita da Matthäus Merian il vecchio nel 1640 nel suo Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ col titolo in grande evidenza in alto “Bononia vetustissima musarum sedes, omniumque artium ac scientiarum vera mater et altrix”.

La raffigurazione rompe gli schemi abituali per Bologna, mostrando la città non più in pianta, ma con una molto più efficace e paesaggistica veduta a volo d'uccello, con il punto di vista posto a sud sui colli a ridosso della città felsinea.
Alcuni viandanti in primo piano, spesso presenti nelle stampe antiche del Merian, danno anima e colore, quasi accompagnando l'osservatore nella discesa verso Bologna che si mostra fitta ed imponente da dietro le sue mura medievali, con il ponte levatoio di porta di San Mamolo aperto ad accoglierlo. Tutte le chiese e le torri di Bologna si slanciano verso il cielo fuori scala, così da consentire un più celere riconoscimento dei luoghi notevoli ed offrire uno scorcio di grande bellezza ed incisività.

La stampa antica “Bononia vetustissima musarum sedes” non solo è una magnifica rappresentazione della città, ma anche un preciso e corretto documento su come fosse Bologna nella prima metà del seicento. In effetti la veduta deriva da quella intitolata “Ritratto overo profilo della città di Bologna” che venne disegnata ed incisa rispettivamente dagli artisti bolognesi Floriano dal Buono ed Agostino Parisini nel 1636, ossia solo quattro anni prima della reinterpretazione del Merian.
La veduta di Dal Buono è una tra le più belle di Bologna anche perché egli introduce, non senza una punta di polemica nella legenda posta alla base, il ritratto prospettico a scapito della pianta, ritenendolo più soddisfacente alla vista ed adatto per ammirare la città con le sue colline, i suoi campi, per attraversare vie e piazze, per soffermarsi dinanzi a chiese e palazzi.
Il Merian fa suo il modello, lo ripropone con gusto, lo incide con quella eccezionale abilità che contraddistingue la sua famiglia, gli dona maggiore prospettiva ed un contesto di campagna animata da figure in movimento: c'è chi va a cavallo, chi va a piedi; chi chiacchiera, chi ammira il paesaggio e chi aiuta una dama a scendere da cavallo.

Il foglio di questa stampa antica di Bologna “Bononia vetustissima musarum sedes, omniumque artium ac scientiarum vera mater et altrix” è conservato in maniera molto buona ed è privo di quella leggera brunitura diffusa che sovente si ritrova nelle stampe antiche di Bologna del Merian; i margini sono regolari e privi di difetti; l'inchiostratura è ottima, riportando con continuità e senza zone pallide l'affievolirsi dell'inciso verso l'orizzonte.

Matthäus Merian il vecchio (1593-1650) è stato un capace incisore svizzero nato a Basilea, ma affermatosi professionalmente a Francoforte sul Meno dove ebbe modo di lavorare nella bottega fondata da Theodor de Bry, incisore ed editore conosciuto soprattutto per la “Collectiones Peregrinationum in Indiam Orientalem et Occidentalem”, opera che occupa un posto importante tra le pubblicazioni di fine cinquecento principalmente per le illustrazioni circa i primi tentativi di colonizzazione del nord America da parte degli Inglesi.
Impiegato come incisore, Merian si segnalò, tanto da sposare Maria Magdalena de Bry, figlia di Johann Theodore de Bry, forse insieme al padre tra i migliori incisori a bulino olandesi, e dal 1625 circa da prendere in mano l'azienda, dandole un notevole incremento ed occupandosi in particolare dello sviluppo dei libri di topografia e di viaggi.
Nella bottega ora “Merian” lavorarono anche i figli Kaspar e soprattutto il quotato Matthaeus il giovane, i quali dopo la morte del padre proseguirono con immutato successo la gestione dell'attività che continuò fino al 1727. Tra le opere che furono edite da Merian troviamo titoli eterogenei relativi all'alchimia, agli emblemi, alla medicina, alle scienze naturali, alla teologia, all'arte militare, ma le più ragguardevoli concernono la geografia e l'illustrazione di città. In particolare nel 1638 stampò la "Neuwe Archontologia cosmica, das ist, Beschreibung aller Kaÿserthumben, Königreichen und Republicken der gantzen Welt" opera sulla descrizione del Mondo già uscita dieci anni prima con una veste modesta che Merian rivoluzionò arricchendola con 98 tavole alcune delle quali a doppio foglio.
L'Archontologia conobbe altre quattro edizioni fino al 1695 con testo o in latino o in tedesco, non omogenee per numero e tipologia di incisioni inserite.

Due anni dopo nel 1640 uscì da casa Merian l'Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ scritto da Martin Zeiller il quale affiancò Matthäus il vecchio nella stesura della collana che costituì il maggior e più ambizioso sforzo tipografico del Merian e dei suoi eredi: le Topographiæ Germaniæ, sedici volumi descrittivi e profusamente illustrati sui territori del Sacro Romano Impero.
Nel 1688 l'Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ fu ristampato col titolo Topographiæ Italiæ, vedendosi affiancato concettualmente, pur non facendone parte integrante, alla collana delle Topographiæ Germaniæ che vedrà col figlio Caspar Merian l'aggiunta dei volumi sulla Topographia Galliæ.


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