- Autore: Anton Francesco Lucini
- Epoca: 1650 ca.
- Misure: 18 x 33 cm il foglio
- Prezzo: venduto
Rara stampa antica incisa dal fiorentino Anton Francesco Lucini (1610-1661) con un globo celeste il cui fusto è costituito da Ercole, riconoscibile sia per la nodosa clava che impugna, sia per la pelle del leone di Nemea che lo riveste.
La raffigurazione è insolita, essendo più comune il riferimento ad Atlante come colui che sostiene la volta celeste, tuttavia nella undicesima sua fatica Ercole resse il globo celeste il tempo che Atlante gli procurasse i pomi delle Esperidi, per, tramite l'inganno, riaffidare in eterno il carico al titano.
La figura di Ercole è plasticamente resa nel momento dello sforzo, chino sotto l'immane peso, con i muscoli tesi, ma sereno nell'espressione, consapevole delle proprie capacità.
Il globo celeste è solo parzialmente definito, dimostrando un intento didattico piuttosto che esclusivamente artistico, come suggeriscono alcune lettere ben visibili. Lungo l'eclittica sono disegnati il Sole e la Luna, retti dai bracci E ed H, e tra le costellazioni si intuiscono il Sagittario, il Capricorno e l'Acquario; altre costellazioni (Pesce australe; Pesci; Pegaso; Cigno) sono talmente abbozzate da risultare irriconoscibili.
Più esterne sono delineate le proiezioni dei due tropici ed il coluro del solstizio che sorregge tutta la composizione. I tropici sono congiunti da linee, invero mai presenti nei globi celesti a stampa, costituendo in questo del Lucini una vera rarità, che precisano i circoli delle 12 ore ineguali e gli altrettanti delle ore uguali: i primi, inclinati verso destra, uniscono le ore la cui estensione è determinata dalle stagioni, essendo calcolata dividendo per 12 il tempo di luce ed avendo nell'ora sesta -mezzogiorno- il punto di riferimento; i secondi corrispondono alle ore a cui siamo abituati, la cui durata è costante in ogni momento dell'anno.
L'incisione presenta un'ottima inchiostratura ed è firmata da Anton Francesco Lucini nell'angolo inferiore destro. I bordi sono limitati al massimo a pochi millimetri oltre la battuta del rame, che risulta sempre visibile tranne in prossimità della firma dell'incisore. Il foglio appare vagamente brunito e nel retro porta gli aloni di una antica colla adoperata per unirlo ad un foglio più grande, la quale col tempo ha irrigidito la carta che tende a richiudersi su se stessa.

