- Autore: Jan Jansson
- Epoca: 1650
- Misure: 56,9 x 45 cm il foglio
- Prezzo: 2400 euro
- Codice: (169)
Assolutamente non comune stampa antica dedicata ai venti, intitolata “Tabula Anemographica seu Pyxis Nautica” ed edita ad Amsterdam da Jan Jansson nel 1650 all'interno del suo atlante marittimo Atlantis Majoris Quinta Pars Orbem Maritimum a sua volta sezione tematica di ampliamento dell'Atlas Novus.
Questa è considerata la più affascinate, originale e meglio riuscita stampa antica per la rosa dei venti del XVII secolo in virtù sia delle notevoli dimensioni, sia del fantastico corollario di trentadue volti soffianti, uno per ciascuna punta della rosa la quale è disegnata nel centro del foglio come una bussola con il nord indicato attraverso un giglio.
I quattro volti che soffiano in corrispondenza dei punti cardinali hanno prerogative proprie: da oriente spira Subsolano, vento estivo, caldo, secco, sano, che fa crescere le piante e le spinge a dare frutti, ha il volto di un africano che soffia soli; da meridione proviene Austro, vento autunnale, caldo, umido, morbido, portatore di piogge, così il suo getto carico d'acqua giunge da un volto che emerge da scure nubi; da occidente arriva Zefiro, vento lussurioso perché risveglia gli animali in primavera, caldo e umido, scioglie le nevi e fa apparire i fiori, quelli stessi che gli cingono la chioma ed escono dalle labbra; da settentrione soffia Tramontana il vento dell'inverno, freddo e potente, carico di neve e ghiaccio, generato da un vecchio canuto come la neve che si affaccia dalle nubi più scure.
Ciascuna delle sette direzioni restanti per ogni quarto di punto cardinale è indicata da una testa più piccola, ma con caratteristiche analoghe a quelle del vento di riferimento.
Dal centro della rosa dei venti si irraggiano trentadue linee lungo le quali troviamo i nomi dei venti da lì originati dall'interno verso l'esterno in greco, latino, italiano, francese, spagnolo, olandese.
In realtà, mutuando la tradizione greco-romana riletta dal mondo marinaresco medievale, le direzioni dalle quali spirano venti che hanno un nome sono sedici, mentre per le rimanenti quarte di vento si indicavano i venti adiacenti scrivendo per primo quello più vicino al mezzo quadrante di riferimento. Pertanto, dalla Tramontana, vento del nord, in senso orario si incontrava Aquilo, Borrapheliotes (Grecale, direzione N-E), Caecias Hellespontius, Subsolanus (Levante, direzione E), Eurus, Notapeliotes (Scirocco, direzione S-E), Phoenix Gangeticus, Auster (Ostro, direzione S), Libonotus, Africus (Libeccio, direzione S-O), Africus subvesperus, Zephyrus (Ponente, direzione O), Corus, Borrholybicus (Maestrale, direzione N-O), Circius Gallicus. Il titolo “Tabula anemographica seu Pyxis nautica ventorum nomina sex linguis repræsentans” e l'evidenza del luogo di edizione e del suo stampatore “Amstelodami Apud Ioan Ianssonium” sono collocati negli angoli inferiori, squarciando le nuvole.
Il foglio è ben conservato anche in virtù di un intervento lungo la piega editoriale che ha richiuso un inizio di fessurazione in basso; purtroppo è corto di margini che risultano irregolarmente ampi oltre la battuta del rame di circa un centimetro o meno lungo il bordo inferiore. La coloritura, incisiva soprattutto nelle teste soffianti, è posteriore.
L'assenza di testo nel retro unitamente alla carta sottile adoperata inducono a ritenere questo esemplare stampato per una edizione tarda dell'atlante del Janssonius, forse dopo la sua morte nel 1664 quando i van Waesberge, suoi successori, proseguirono le pubblicazioni riutilizzando la grande mole di lastre ereditate, raccogliendole nell'Atlas contractus, sive atlantis majoris compendium che porta la data unica del 1666. Infine, nel 1694 Petrus Schenk e il socio Gerard Valk acquisirono all'asta le tavole che erano state dell'Atlas Novus del Janssonius dagli eredi van Waesberge, riusandole, dapprima proprio senza inserire testo nel retro.
Inseriamo due ingrandimenti di questa importante stampa antica sui venti:



