SENA

stampa antica siena merian
  • Autore: Matthäus Merian
  • Epoca: 1640
  • Misure: 28,8 x 24,5 cm l'incisione; 35 x 33,6 cm il foglio
  • Prezzo: 350 euro
  • Codice: (219)

Tra le stampe antiche di Siena che discendono dal disegno di Francesco Vanni, questa, edita da Matthäus Merian il vecchio nel 1640 nel suo Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ col semplice titolo “Sena”, è tra le più riuscite e di maggior successo.
Il disegno del Vanni del 1595 aveva già conosciuto delle trasposizioni a stampa, ma è con il lavoro del Merian che si diffuse ampiamente in tutta Europa, godendo di una certa notorietà.

La stampa antica “Sena” del Merian rispecchia fedelmente la fonte, riducendola nelle proporzioni, ma in virtù di una incisione estremamente capace consente una lettura dei dettagli straordinaria. Siena è mostrata con il nord in basso da un punto di vista aereo, in maniera da evidenziare la sua forma a cuore e natura collinare. I numerosi edifici storici sono accresciuti al fine di evidenziarli e così l'occhio cade subito su piazza del Campo, sul Duomo, sulla Basilica di San Francesco, su quella di San Domenico o sulla fortezza del Lanci. Tra gli edifici civili si riconoscono i palazzi Chigi Saracini, del Magnifico, Piccolomini, Tolomei, Grisaldi, Palazzo Bardi alla Postierla, villa Spannocchi, palazzo Zandadari.

Ai lati della raffigurazione di Siena sono collocati i 52 rimandi ed un articolato insieme di tre stemmi: al centro quello dei Medici, sulla destra quello con la lupa senese in ricordo dell'origine romana della città e sulla sinistra il leone rampante simboleggiante l'autonomia del popolo.

Il foglio è conservato in maniera molto buona ed è privo di quella leggera brunitura diffusa che sovente si ritrova nelle stampe antiche di Siena del Merian; i margini sono ampi, regolari e privi di difetti.

Matthäus Merian il vecchio (1593-1650) è stato un capace incisore svizzero nato a Basilea, ma affermatosi professionalmente a Francoforte sul Meno dove ebbe modo di lavorare nella bottega fondata da Theodor de Bry, incisore ed editore conosciuto soprattutto per la “Collectiones Peregrinationum in Indiam Orientalem et Occidentalem”, opera che occupa un posto importante tra le pubblicazioni di fine cinquecento principalmente per le illustrazioni circa i primi tentativi di colonizzazione del nord America da parte degli Inglesi.
Impiegato come incisore, Merian si segnalò, tanto da sposare Maria Magdalena de Bry, figlia di Johann Theodore de Bry, forse insieme al padre tra i migliori incisori a bulino olandesi, e dal 1625 circa da prendere in mano l'azienda, dandole un notevole incremento ed occupandosi in particolare dello sviluppo dei libri di topografia e di viaggi.
Nella bottega ora “Merian” lavorarono anche i figli Kaspar e soprattutto il quotato Matthaeus il giovane, i quali dopo la morte del padre proseguirono con immutato successo la gestione dell'attività che continuò fino al 1727. Tra le opere che furono edite da Merian troviamo titoli eterogenei relativi all'alchimia, agli emblemi, alla medicina, alle scienze naturali, alla teologia, all'arte militare, ma le più ragguardevoli concernono la geografia e l'illustrazione di città. In particolare nel 1638 stampò la "Neuwe Archontologia cosmica, das ist, Beschreibung aller Kaÿserthumben, Königreichen und Republicken der gantzen Welt" opera sulla descrizione del Mondo già uscita dieci anni prima con una veste modesta che Merian rivoluzionò arricchendola con 98 tavole alcune delle quali a doppio foglio.
L'Archontologia conobbe altre quattro edizioni fino al 1695 con testo o in latino o in tedesco, non omogenee per numero e tipologia di incisioni inserite.
Due anni dopo nel 1640 uscì da casa Merian l'Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ scritto da Martin Zeiller il quale affiancò Matthäus il vecchio nella stesura della collana che costituì il maggior e più ambizioso sforzo tipografico del Merian e dei suoi eredi: le Topographiæ Germaniæ, sedici volumi descrittivi e profusamente illustrati sui territori del Sacro Romano Impero.
Nel 1688 l'Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ fu ristampato col titolo Topographiæ Italiæ, vedendosi affiancato concettualmente, pur non facendone parte integrante, alla collana delle Topographiæ Germaniæ che vedrà col figlio Caspar Merian l'aggiunta dei volumi sulla Topographia Galliæ.


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