- Autore: Antonio Zatta
- Epoca: 1784
- Misure: 45,4 x 35,5 cm il foglio
- Prezzo: venduto
Carta geografica antica del Bellunese diviso nei suoi distretti pubblicata da Antonio Zatta a Venezia nel 1784 all'interno del terzo volume del suo Atlante Novissimo, illustrato ed accresciuto sulle osservazioni, e scoperte Fatte dai più celebri e piu recenti geografi, il prodotto di carattere geografico più bello e più ambizioso dal punto di vista scientifico che fosse stato edito alla fine del settecento in Italia, capace di competere con il più economico atlante dei Remondini grazie alla superiore qualità incisoria ed alla migliore precisione cartografica.
In effetti, la carta del Bellunese dello Zatta fu disegnata abbandonando finalmente il modello maginiano a favore di altri non completamente identificati, in parte in comune col raro analogo lavoro di poco precedente del Giampiccoli.
Vi è raffigurata l'estensione dell'antico territorio di Belluno, senza altre indicazioni oltre lo stesso, precisando, anche con qualche errore di tracciatura, le suddivisioni amministrative dell'epoca organizzate tra Territori Alti, con la Giurisdizione di Rocca di Piettore e i Capitaniati di Agordo e di Zoldo, e Territori del Piano ripartiti in dieci Pievi. Pertanto l'area mostrata spazia da Rocca Pietore e Falcade fino all'Alpago; da Termine di Cadore fino a Sedico.
La collocazione dei paesi è generalmente giusta ed anche i nomi sono corretti, talvolta utilizzando la forma dialettale e non la traduzione in italiano; l'orografia è ancora arbitraria nella forma e disposizione, ma rispetta le valli ed i tratti pianeggianti nonché viene disegnata con una sensibilità nuova. Sono indicate poche cime: oltre all'immancabile Serva, troviamo il monte S. Lugano per le Pale di San Lucano, il monte Miran in zona Civetta, il col Cerver ed il monte Megna tra Cajada e Longarone. L'idrografia è ben leggibile, pur ricalcando la tradizione senza correggerne gli errori.
Appariscente è il bosco del Cansiglio, tanto esteso da coprire ampia parte dell'Alpago, ben oltre il reale, mentre più contenuto è il bosco di Cajada, strategico per Venezia grazie ai suoi abeti bianchi.
L'incisione della lastra fu affidata al veneto Giuliano Zuliani con la collaborazione per l'intaglio del ricco apparato grafico di toponimi e scritte di Giovanni Pitteri, incisore specializzato in caratteri, figlio del più noto Marco Alvise Pitteri. Il titolo “Il Bellunese diviso ne' suoi distretti” sovrasta un paesaggio, ideato da Pietro Antonio Novelli, che si potrebbe pensare espressione del territorio bellunese, ma che in realtà non è, essendo il medesimo di altre carte geografiche dell'atlante.
Lo Zatta volle le sue mappe colorate editorialmente secondo regole precise che si riscontrano anche in questa carta geografica antica del Bellunese: in giallo il riquadro delle gradazioni di meridiani e paralleli, una semplice linea di colore stesa lungo i confini territoriali, il cartiglio interamente colorato.
Esemplare adeguatamente conservato, perfettamente inchiostrato; carta croccante senza piega editoriale, essendo stata rilegata ad album. È visibile un “119” sottolineato a lapis rosso nell'angolo superiore destro.

