- Autore: Paolo Petrini
- Epoca: 1735 ca.
- Misure: 54,1 x 43,8 cm l'incisione; 71,6 x 48,2 cm il foglio
- Prezzo: venduto
Carta geografica estremamente rara dell'Abruzzo, il cui titolo recita “Provingie di Abruzzo Citra ed Ultra”, disegnata dal napoletano Paolo Petrini. Forse fu incisa da Francesco Sesone per essere raccolta nel poco conosciuto Atlante Partenopeo.
Il territorio rappresentato copre tutto l'Abruzzo con i lembi meridionali della Marca d'Ancona, sviluppandosi da Porto d'Ascoli fino a Termoli lungo la costa, da Norcia, a Rieti, a Subiaco nell'interno.
Per dimensione e area raffigurata questa carta geografica del Petrini ricalca la analoga stampata da Domenico de Rossi nel 1714, la quale a sua volta deriva dal lavoro di Antonio Magini dei primi del seicento.
Tuttavia, il Petrini, se riprende fedelmente l'orografia e l'idrografia, non si limita ad una semplice copiatura anche della distribuzione dei paesi, ma corregge alcuni errori della sua fonte, aggiungendo una discreta quantità di nomi, compresi quelli dei popoli locali come i Marsi, i Pregutini, gli Angolani, i Marrucini, i Caraceni (Carricini), rivelandosi un lavoro migliorativo o per conoscenza diretta del territorio o per l'accesso a fonti aggiornate e più precise.
Inoltre il Petrini in questa sua carta geografica delle “Provingie di Abruzzo Citra ed Ultra” inserisce le strade più significative, del tutto sconosciute al De Rossi e al Magini.
Nell'angolo alto di destra, nella medesima posizione della carta dell'Abruzzo del De Rossi, Paolo Petrini colloca un altrettanto evidente cartiglio composto da fantasiosi ed eleganti elementi curvi con spazi bianchi che denotano un lavoro non concluso. In effetti, se i due scudi con l'aquila e la testa di cinghiale, rispettivamente stemma dell'Abruzzo Citra e dell'Abruzzo Ultra, sono completi, vuoto è il grande ovale in alto, plausibilmente destinato alle armi del Regno di Napoli; vuoto è l'ampio spazio dopo il titolo “Provingie di Abruzzo Citra ed Ultra” solitamente riservato alla dedica a qualche personaggio di rispetto.
È evidente, dunque, come il Petrini abbia usato la carta geografica del De Rossi come intelaiatura circa l'ampiezza del territorio mostrato e la sua geografia, riempiendola di toponimi più corretti, precisi ed abbondanti. Ma, se le mappe edite dai De Rossi a Roma sono oggi relativamente comuni in quanto frutto di un lavoro ufficiale più volte edito, quelle del Petrini, invece, sono della massima rarità, quasi fossero rimaste incomplete, figlie della passione del suo autore, senza una organizzazione professionale per la loro diffusione. Contribuisce a questa sensazione anche la maniera di intagliare la lastra con segni decisi e poco contrastati o di scrivere i toponimi, incisi senza le linee di supporto divenendo meno regolari nelle spaziature e nell'allineamento, tanto da far apparire nel suo complesso la carta geografica delle “Provingie di Abruzzo Citra ed Ultra” meno rigorosa, ma per questo assai più genuina.
Foglio da collezionista esigente, della massima bellezza e con introvabile antica coloritura originale. Margini ampi e sani, inchiostratura ottima. Carta vergellata di buona qualità con qualche innocua macchia nei bordi.
Le informazioni sulla biografia sul Petrini sono molto scarne; si sa che fu attivo a Napoli nel periodo compreso tra il 1692 ed il 1748 prima come incisore di soggetti pittorici e di ritratti di illustri napoletani, quindi come piccolo editore e libraio nel 1713 con un volume sulle facciate delle chiese più cospicue di Napoli e nel 1718 con uno sulle facciate dei palazzi napoletani. Sua è una grande ed importante veduta prospettica di Napoli, che susciterà viva eco nell'editoria straniera, pubblicata una prima volta nel 1698, quindi riproposta nel 1718 e con modifiche nel 1748.
L'Atlante Partenopeo ovvero Raccolte di tavole geografiche degli autori più classici et accurati corrette et aumentate secondo le relationi più moderne si può indicare come il suo progetto più travagliato che si trascinerà per decenni, forse senza giungere ad una versione definitiva giacché non se ne conosce un indice a stampa, né tantomeno una datazione. Nacque come raccolta delle svariate decine di carte geografiche che il Petrini aveva delineato nell'ultimo decennio del seicento e che furono edite a Napoli ad iniziare dal 1700 dapprima come fogli sciolti, quindi raccolti in atlante che l'Almagià data al 1735 circa.
La diffusione delle carte prima e dell'atlante poi fu ristretta all'ambito del Regno di Napoli, da cui deriva oggi la assoluta rarità, e non godette di quel successo che avrebbe meritato. In effetti, il lavoro cartografico del Petrini è chiaramente debitore delle mappe di altri autorevolissimi cartografi a lui precedenti come i Sanson o contemporanei come il De Fer e, per le carte del sud Italia, il Magini attraverso il lavoro di Cantelli da Vignola, tuttavia egli apportò con uno stile personale alcune integrazioni come l'inserimento delle strade e gli aggiornamenti nella toponomastica.
Inseriamo due ingrandimenti della bella carta geografica sulle “Provingie di Abruzzo Citra ed Ultra” di Paolo Petrini:



